Perché non ci ascoltiamo abbastanza?
Ad un certo punto della mia quarantena ho iniziato a disegnare donne misteriose, mascherate, coraggiose, intriganti, in bilico tra sogno e realtà, creative…forti!
Guerriere in abiti a fiori, ampi, colorati, abiti complessi, come loro, complicate.
Fermarmi con il corpo ha significato per me muovermi con l’anima.
Tirare fuori sogni, bisogni, fardelli…e chi più ne ha più ne metta.
Come quando spegni la radio o la televisione e iniziano i pensieri, quelli veri, quelli che preferisci zittire con mille rumori o suoni, che urlano sempre più forte ma tu non li ascolti mai.
Nel silenzio creativo esce fuori il mondo, il tuo mondo.
In particolare se, come me, sei introversa e riflessiva, poco incline a lasciarsi andare. Timida, spaventata, frenata…
Allora in questo caso hai un mondo dentro che il mondo fuori nemmeno se lo immagina.
Ma che ne sanno 
Inizia a venir fuori l’intero universo che hai dentro.
Credo che in tutti noi ci siano diverse personalità che a volte si fa fatica a farle convivere e ci si autocensura per paura di evadere troppo dalla “normalità”.
Per paura del giudizio degli altri o di sentirsi diversi.
Si ha paura della nostra stessa forza.
La nostra unicità fa paura a noi stessi…e fa paura anche agli altri.
È il condizionamento che frena, appiattisce l’inaspettato, l’originale, il particolare.
Credo che io abbia una casa interiore dove convivono tutte queste donne forti e fragili che a volte esplodono in grossi litigi e a volte costruiscono grandi opere di sorellanza.
Che caos dentro 

Ditemi che non sono la sola ad avere come una caotica famiglia gypsy nella pancia.
La creatività è la mia medicina, il mio tranquillante.
Nei giorni di quarantena a causa della pandemia da Covid ho riscoperto il mio migliore alleato, il tempo, e il suo fedele compagno, il silenzio…e cosa è successo?
È successo che ho iniziato a creare, senza giudizio, semplicemente a creare. Non sono una disegnatrice, né una pittrice, niente che possa guadagnarsi un’etichetta piena di significato…ma senza ansia da risultato mi sono lasciata andare.
Mi sono detta:
mai frenare una mano che vuole creare…
L’ho fatto notte giorno, come vocazione, come flusso, mi sono lasciata andare, guidata dall’istinto di esternare.
Ho sfruttato tutto il potere dell’arte come cura, per comprendere parti di me che sento di avere ma a cui do poco ascolto, a cui tolgo lo spazio e non do modo di esserci.
Eppure sono i miei lati più veri, più sinceri.
L’anima che vuole uscire.
Ho iniziato a capire che quelle donne forti, quelle guerriere, non stavano combattendo un nemico fuori, ma stavano affrontando un demone interiore.
Il Daimon. Che cos’è il Daimon?
La lingua italiana lo traduce come “demone“: un’entità intermedia tra il divino e l’umano che può influire beneficamente o maleficamente.
Secondo gli studi condotti da Jung, il daimon è un’entità che risiede nell’inconscio, una forza intelligente inspiegabile per la mente umana.
Un demone creativo che avanza pretese e tormenta l’essere umano fino a quando non viene liberato.
Deriva dalla nostra energia creativa che ci chiede cambiamenti e nuove sfide per allinearci con il nostro scopo di vita.
“È una guida che conosce la nostra missione, e ci sussurra come perseguirla”.
“Il nostro daimon ci spinge a buttarci nella vita con tutte le abilità e i talenti che abbiamo a disposizione.
Rappresenta il ‘genio’, inteso sia come genialità sia come forza che induce l’uomo a creare conflitto tra la vita ordinaria e le sue esigenze interiori, al fine di espandersi verso aree inesplorate”.
In tutti noi echeggia dentro questa voce creativa e intuitiva, questa capacità di rinnovarci, ma non sempre, però, abbiamo il coraggio di ascoltarla.
La società spesso finisce per inibire il nostro daimon.
Risvegliare il daimon richiede l’ascolto e la conoscenza di se stessi.
James Hillman nel libro “il codice dell’anima” scrive:
«Il daimon svolge la sua funzione di ‘promemoria’ in molti modi. Ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile, ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l’innocenza. Può far ammalare il corpo. E’ incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi – ed è lì che preferisce stare.»
Platone nella Repubblica dice:
«Non sarà un demone a ricevervi in sorte, ma sarete voi a scegliervi il demone.
La pena che dovrà scontare con tale infelice scelta è quella di imparare con la viva esperienza ciò che non aveva ancora appreso con le risorse della sola mente.»
L’ascolto del nostro Daimon ci riconduce al nostro obiettivo di vita.
Con qualsiasi mezzo, a volte con le maniere forti, poichè, si sa, il fine giustifica i mezzi.
Ciò spiega la valenza/presenza del male, del dolore, del cattivo, dell’ingiusto…tutto lavora e contribuisce al fine ultimo che il nostro bene, la nostra evoluzione.
Ci ho messo tanto a capirlo e accettarlo ma ora ci siamo, ci sono…e tutto ciò che mi accade sembra avere assunto un colore diverso.
Ora sento che tutto succede per una ragione e ho più fiducia nella vita che accade.
Ora sento che tutto succede per una ragione e ho più fiducia nella vita che accade.
Prima vedevo solo una parte, ora vedo tutto il quadro (o quasi!).























